A tutti noi piace piacere.
Nella nostra vita quotidiana da utenti dei social network, in nessun momento siamo così vulnerabili come in quello – o in quelli, se vogliamo essere onesti con noi stessi – in cui controlliamo quante reazioni ha avuto un nostro post.
E in nessun momento della nostra esistenza quotidiana c’è uno scarto maggiore tra quello che crediamo che gli altri stiano pensando quando mettono un Like a qualcosa di nostro, ed il distacco con cui noi stessi dispensiamo i nostri Like ai contenuti degli altri.
Il primo comportamento attribuisce un valore molto più alto al Like. È una questione intima, che nella maggior parte dei casi non si rivela in pubblico (anche se poi non quanto realmente crediamo): ci comportiamo come se nessuno accanto a noi potesse vedere che cosa c’è su quel rettangolo di vetro che teniamo in mano. In altri termini, c’è un velo di negazionismo fino a prova contraria, perché possono davvero esserci altri motivi che ci spingono a controllare le notifiche.
Sì, certo, come no. “Volevo solo vedere se il mio amico aveva aperto una raccolta di fondi per il suo compleanno” è diventato il nuovo “Lo sfogliavo solo per le figure”.
Sappiamo tutti di cosa stiamo parlando. Ci siamo ritrovati tutti seduti lì davanti allo schermo, dopo aver postato qualcosa che secondo noi era molto divertente o decisamente apprezzabile, ad aggiornare la pagina delle notifiche. Quando pubblica un post astuto o una bella foto su Instagram, l’autore si comporta invariabilmente come se avesse appena dato alla luce un figlio, in attesa che il resto del mondo ami il suo bambino proprio quanto lui.
Tutti noi abbiamo avvertito quella piccola scarica di dopamina – perché sì, è proprio dopamina quella che ci iniettiamo nel cervello qui, e l’effetto è simile a quello della cocaina – alla comparsa dei notifica del primo Like. E dopo il secondo e il terzo, quella roba si trasforma in un boato di approvazione. Proviamo amore virtuale, vediamo abbracci fantasma ovunque.
Ma è questa la nostra intenzione quando ci troviamo dall’altra parte della barricata, quando siamo noi a dover elargire i Like? Non proprio. Ci sono tanti motivi diversi che ci fanno mettere un Like, non necessariamente perché ci piace davvero quel post o la persona che lo ha pubblicato.
Il tasto del Like ha assunto così un’ampia gamma di significati nel mondo social. Si può usare per indicare: Sì, sono d’accordo, ti ascolto, certo, perché no, penso di sì. Oppure come semplice segnale per far capire all’autore di aver visto il post. E questo solo per parlare delle cose più evidenti; ci sono poi tanti altri motivi, personali o politici, sessuali o morali, che ci portano a mettere un cuore o un pollice in su.
È doveroso cercare di ricordarselo quando ci troviamo a pronunciare discorsi di ringraziamento tra le lacrime dal palco degli Oscar, nella nostra immaginazione.
Ma questa è un’altra storia e ve la racconto la prossima volta.
