Confesso di seguire con trepidazione la sfida del nostro ministro dell’Innovazione. In modo concreto e lungimirante, ha scelto l’obiettivo di portare tutta la Pubblica Amministrazione online, con servizi facili e fruibili da tutti, e ha imposto come scadenza temporale un traguardo vicinissimo: il 28 febbraio 2021. Quindi tra poco più di 150 giorni dovremmo avere compiuto il miracolo.
Che di miracolo si tratti lo dicono i numeri, devastanti, sul ritardo accumulato, ma ancora di più lo dicono le storie. L’ultima l’ha scoperta per caso il giornalista Riccardo Luna di Repubblica: in Italia abbiamo ancora troppi siti web della pubblica amministrazione a orario. Chiudono per cena, riaprono a colazione e naturalmente rispettano weekend e festività. Come se i server fossero persone, come se quando uno scarica un modulo o fa una richiesta, dietro non ci fosse un computer che risponde automaticamente, ma un impiegato in carne ed ossa nascosto dentro il server.
Ma perché succede ciò? Per tutelare il “diritto alla disconnessione” delle persone, dicono, ma francamente questa pare una motivazione preistorica in un mondo che ha finalmente sdoganato lo smart working. Lo stesso concetto di sito web viene meno, che per antonomasia dovrebbe essere aperto 24 ore su 24, 7 giorni su 7. Ma per le pubbliche amministrazioni pare non essere così. Anche perché i casi di servizi web ad orario come se ci fosse una saracinesca sembrano tanti e con motivazioni diverse. Eccone alcuni: l’archivio dell’ufficio marchi e brevetti è consultabile solo dal lunedì al venerdì dalle 9 alle 18, guai ad inventare qualcosa il sabato; il sito dell’Agenzia delle Entrate non fa prenotare appuntamenti durante il weekend e il calcolo del bollo auto non lo fa da mezzanotte alle sette del mattino, perché anche i computer a una cert’ora dormono. Ma il caso più curioso è il servizio per la richiesta della cittadinanza italiana, che è un po’ la porta di ingresso nel nostro Paese, ma è aperta solo dal lunedì al venerdì dalle 7 alle 20. Si diventa cittadini nelle fasce orario indicate, e paradossalmente un americano in America è costretto a richiedere la cittadinanza italiana in piena notte.
Sono solo alcuni esempi ma sono la prova dello stato preistorico della nostra trasformazione digitale, che non manca solo di tecnologia (con il cloud si risolverebbero moltissimi delle esigenze che portano un sito a chiudere ogni tanto); ma soprattutto di cultura. È come se volessimo riprodurre online i meccanismi della vita reale: lo sportello a orario. Immaginate Amazon che vi dica: questa cosa la puoi comprare solo a negozi aperti; o Google che non accetti domande nel weekend. Come è possibile che tolleriamo questa cosa? Non lo so, ma so cosa mi è venuto in mente scoprendo questi casi non isolati. Mi è venuto in mente Wolfgang Von Kempeler: era un inventore ungherese che, alla fine del ‘700 per compiacere l’imperatrice Maria Teresa D’Austria, costruì una macchina che era in grado di giocare a scacchi contro un essere umano.
Era un trucco, ovviamente: dentro il trabiccolo c’era nascosto un gran maestro di scacchi che azionando un certo meccanismo, faceva muovere i pezzi a un manichino seduto davanti alla scacchiera vestito come un turco. Quella macchina è passata alla storia come il Turco Meccanico e per quasi un secolo ha girato per le corti d’Europa vincendo moltissime partite. Erano altri tempi. Noi a volte sembra che siamo rimasti lì.
