Essere sul mercato senza una calzante strategia comunicativa oggi significa essere al pari di un negozio che accatasta in vetrina i suoi prodotti alla rinfusa. Per farsi notare è importante puntare sull’originalità dei contenuti, sulla cura dei dettagli, sul valore aggiunto che ci differenzia dai competitors del settore. Da questa considerazione ha preso spunto la nascita de La Boutique delle Parole, una moderna piattaforma in grado di offrire contenuti di valore per una comunicazione efficace. Abbiamo voluto conoscere meglio la nostra Dalila Campanile, press & communication consultant, ideatrice e fondatrice del portale.
Perché il nome Boutique delle Parole?
Volevo un titolo evocativo, un equilibrio tra il tema principale dei miei articoli dedicati al costume e alle tendenze ma al tempo stesso un titolo per invogliare gli utenti a contattarmi per fare shopping tra i miei servizi. Anche la scelta di non usare un titolo inglese non è casuale. Ho voluto rendere omaggio alla mia lingua madre, andando controcorrente in un momento storico in cui abbondano gli inglesismi. Sicuramente però, questi non mancano nei miei testi!
Quali sono gli articoli che possiamo leggere sul tuo portale?
Dopo un lungo lavoro sono riuscita a mettere online la maggior parte degli articoli che ho realizzato in dieci anni di attività durante le collaborazioni come redattrice per alcune testate locali. I temi principali sono sempre stati il costume, la cultura, le tendenze, le interviste ai personaggi del momento passando per i redazionali commerciali che rappresentano una delle mie sfide preferite.
Che tipo di giornalista ti definiresti?
Sicuramente una giornalista delle buone notizie. Sin dall’inizio della mia carriera mi sono accorta di avere una predisposizione per la lettura e la ricerca in merito a quanto di positivo potesse circolare su un determinato settore. Parlare di moda e tendenze è divertente, invogliare a fare shopping è il compito di chi lavora accanto all’ufficio marketing ma oltre questo aspetto c’è tanto altro di positivo da veicolare, come le notizie del terzo settore, il sociale e le storie di chi ogni giorno contribuisce a rendere nel suo piccolo il nostro paese un posto migliore. A me il compito di trovare le parole giuste per raccontarlo.
Come giornalista ti sei cimentata in diversi ambiti, dalla carta stampata alla tv. Dove ti collochi meglio?
Non è facile scegliere perché ogni esperienza mi ha insegnato qualcosa, rendendomi la professionista poliedrica che sono oggi. La scrittura resta comunque la prima passione, la carta stampa ti offre la possibilità di approfondire la notizia mentre la tv ha bisogno di una comunicazione più fruibile e immediata. Sono state esperienze che mi hanno permesso di trovare la quadra tra analisi e sintesi!
Come sei passata dal giornalismo alla comunicazione a tutto tondo?
Mentre lavoravo per i redazionali commerciali. Una volta che capisci come raccontare la storia di un’azienda che vuole un articolo di giornale diventi un punto di riferimento anche per il resto. C’è ancora confusione o poca conoscenza dei ruoli professionali, si confonde il webmaster con il social media manager e via discorrendo. Quello che cerco di fare è di educare il cliente a comprendere le diverse dinamiche della comunicazione. A volte, però, non sa proprio da dove partire. Così il primo passo è proprio trovare qualcuno che capisca la tua storia e sappia raccontarla.
Il tuo claim è “una scelta di stile per i tuoi contenuti”. Conta più la sostanza o l’apparenza?
Anche in questo caso conta l’equilibrio, nell’era moderna non ci può essere l’uno senza l’altro, soprattutto per chi vuole farsi notare. Un contenuto valido dal punto di vista sostanziale ha bisogno di essere veicolato nel modo giusto, di raggiungere il suo target, di essere presentato con appeal per competere con la concorrenza oppure per non essere messo in secondo piano nella moltitudine di stimoli che oggi l’utente medio riceve. Un contenuto ben comunicato ma debole nella sostanza sarà destinato comunque ad essere messo in secondo piano nel momento in cui i destinatari lo percepiscono. Bisogna partire dal presupposto che proprio come ci si mette un bel vestito per essere presentabili e piacevoli ci vuole rispetto anche per gli utenti finali che non sono così ingenui.
Insomma bisogna conquistare la fiducia del pubblico…
Certamente, e la fiducia si conquista comunicando serietà, affidabilità, valore. Ma non solo nella forma ovviamente.
I destinatari dei tuoi servizi sono soprattutto le aziende. Qual è il settore in cui peccano?
Conosco tante aziende di valore che producono prodotti eccellenti oppure offrono servizi innovativi ma non investono nemmeno quel minimo nella comunicazione. Così, se fai una ricerca, ti imbatti in un sito web obsoleto, in testi scadenti, in pagine Facebook amatoriali che purtroppo scoraggiano l’utente finale insospettito o confuso da questa assenza di coerenza tra il valore dell’azienda e il suo modo di comunicarlo.
Qual è il territorio in cui operi?
Sono operativa su Foggia e provincia. Quest’ultima soprattutto, dal Gargano ai Monti Dauni è il mio territorio di riferimento per le meraviglie che custodisce e per le bellezze paesaggistiche che offre connesse anche alle molteplici opportunità di business. Ma il raggio d’azione si estende comunque anche in tutta la regione perché il mio obiettivo è quello di valorizzare il made in Puglia.
